Dottoressa Rosa Giovanna Pinizzotto

  Biologa nutrizionista

Tutte le notizie dal mondo dell'alimentazione

La battaglia delle calorie tra pandoro e panettone

Non esiste Natale che si rispetti senza un'immagine che riporti in primo piano dolciumi vari, tra cui gli immancabili:

il pandoro e il panettone.

Ma quanto ne sappiamo di questi antichi e popolari dolci che allietano i nostri pranzi e le nostre cene natalizie?!

Ciò che tutti conoscono è il notevole apporto calorico che entrambi sono in grado di dare, anche se soltanto pochi sono in grado di quantificare le calorie e i grassi nascosti.

Il panettone è un prodotto dolciario da forno a pasta morbida, come la normativa vigente lo descrive, i cui ingredienti obbligatori sono: farina di frumento, zucchero, uova di gallina di cat.A (uova fresche) in quantità tali da garantire non meno del 4% del tuorlo, burro in quantità non inferiore al 16%, uvetta e scorze di agrumi canditi in quantità non inferiore al 20%, lievito naturale e sale.

Il pandoro è considerato allo stesso modo un prodotto dolciario da forno a pasta molle, ma cambiano le quantità di alcuni ingredienti; contiene farina di frumento, zucchero, uova di gallina fresche nella stessa quantità indicata per il panettone, burro in quantità non inferiore al 20%, lievito, sale e aroma di vaniglia o vanillina.

Complessivamente il pandoro è più calorico del panettone a causa del maggior quantitativo di grassi animali (burro).

Leggendo le etichette possiamo infatti riscontrare le 615 calorie di fetta di pandoro contro le 550 circa di una fetta di panettone, con un apporto di grassi di circa 13g per il panettone contro i 30g per il pandoro.

Questo significa, in termini semplici, che una fetta di questi dolci è equiparabile a una porzione di pasta o riso, ma una fetta di pandoro equivale a circa 4 cucchiai di olio contro i 2 cucchiai di una fetta di panettone.

Concludendo: va bene concedersi qualche piacere, nel rispetto della convivialità e del gusto, ma rimanendo pur sempre consumatori attenti e consapevoli. Pertanto è bene evitare di assumere nella stessa giornata entrambi i dolci e non bisogna mai eccedere nella quantità, ne basta una fetta, meglio ancora se lontano dai pasti principali.

Buone feste


 Sono arrivate le castagne: che bontà!


L'autunno è la stagione dalle tonalità calde e accoglienti, che richiamano le sfumature della terra. Le castagne ne sono, per eccellenza, il simbolo e il frutto, seppure in realtà il vero frutto della castagna è il riccio che la avvolge mentre la castagna in sé è semplicemente il seme.

Fino a qualche tempo fa questo cibo si prestava ad essere un ingrediente nutriente utilizzato tipicamente dalle popolazioni che vivevano in montagna per preparare la famosa zuppa di castagne. Attualmente sono un alimento che allieta le nostre passeggiate o il nostro “fine pasto”, simbolo di convivialità e alimento molto consumato nei banchetti natalizi.

 

E' bene tuttavia prestare attenzione: le castagne sono molto caloriche -circa 250 Kcal per 100g- con un alto contenuto in carboidrati e fibra.

L'amido che contengono non è consigliato nei casi di aerofagia, diabete e sindrome del colon irritabile o patologie caratterizzate da un’infiammazione del colon.

Sono comunque un ottimo stratagemma per chi soffre di inappetenza e carenza di minerali: il loro contenuto in magnesio e potassio è molto importante per l'attività muscolare e la comunicazione cellulare. Contengono zolfo e potassio, utili, rispettivamente per l'attività antisettica e per l'attività cerebrale. Il loro alto contenuto in fibra (9:100 g) le rende molto utili per il buon funzionamento intestinale, ma l'eccesso al contrario può causare costipazione.

 

Pertanto, dato il loro buon gusto che allieta il nostro palato ma tenendo anche conto delle loro proprietà e dell’alto contenuto in calorie, ne consiglio il consumo a seguito di pasti leggeri, in quantità moderata e a seguito di cottura al forno o al microonde. Ad esempio provate a gustare cinque o sei castagne dopo un minestrone di verdure oppure in sostituzione del pane che accompagna il secondo. Noterete che sarà semplice riuscire a digerirle senza sovraccaricare l’intestino.

Buon appetito!

Come comportarsi al supermercato:
5 suggerimenti per acquisti consapevoli


Gli Italiani non badano a spese, soprattutto quando si tratta di acquistare generi alimentari!


Infatti in media una famiglia italiana getta in un anno nell’immondizia 360 euro. Ma esiste un modo per evitare di sprecare soldi e cibo, tanto preziosi in tempi così difficili. Basta seguire questi semplici consigli che ci aiutano a non farci allettare dalle proposte “3x2” e a essere dagli attenti acquirenti al supermercato.


1) Occhio alla dispensa

Prima di fare la spesa, dobbiamo effettivamente conoscere ciò che abbiamo accumulato nelle nostre dispense, dai detergenti ai generi alimentari a lunga conservazione.


Attenzione ai prodotti a rapida scadenza e soprattutto ai cibi freschi, che si deteriorano in breve tempo e che dobbiamo esaurire prima di gettare nella pattumiera. Pertanto il mio consiglio è di consumare quello che abbiamo in casa prima di acquistare dei doppioni di prodotti nuovi.


 


2) Lista della spesa


Il modo migliore per effettuare consapevolmente una spesa è stilare una lista dei prodotti da acquistare, così da evitare l'acquisto inutile di cibi o detergenti di cui siamo già in possesso.


Questo passaggio non può avvenire se in precedenza non abbiamo visionato le nostre dispense!


Attenzione inoltre a non dimenticare a casa la lista della spesa da portare sempre con sé e durante le nostre passeggiate nei corridoi del supermercato.


 


3) Tieni a bada le tentazioni


Il richiamo dello scaffale, soprattutto del reparto dolci o salumi, spesso è molto forte ma la nostra razionalità dovrà esserlo ancora di più.


Scegliamo un orario adeguato, lontano dalle ore di punta e lontano dai pasti principali e andiamo a fare la spesa con la pancia piena, così da impedire al nostro “languorino” di sopraffare la nostra lista della spesa.


 


4) Ogni cosa ha la sua stagione

Non ricerchiamo prodotti tropicali, frutti esotici o fuori stagione, come ad esempio le fragole a gennaio o le pesche a febbraio. Ogni cosa ha la sua stagione ed è per questo motivo che la frutta e la verdura di stagione costano meno, sono più buone e soprattutto più salutari!


 


5) Leggi sempre l'etichetta

Leggere l'etichetta ti rende un consumatore consapevole e ti premia con l'acquisto razionale di un prodotto che sia buono, fresco e genuino.


Conoscere la data di scadenza, ti impedisce di acquistare prodotti che tra due o tre giorni non potrai più consumare, ti consente di scegliere un succo che contenga realmente frutta e poco zucchero e di scartare un prodotto di cui non conosci assolutamente nessun ingrediente riportato.


Impara a leggere l'etichetta sempre, sia che si tratti di un genere a lunga conservazione che di un alimento a rapida scadenza.


 


 


 



A latte, alle nocciole o fondente?
Non si rinuncia alle uova pasquali!

Il periodo pasquale risveglia sia nei più grandi che nei più piccini il desiderio irrefrenabile di  cioccolato e a pensarci bene l'immagine delle uova dolci ce la portiamo dentro sin dai nostri primi anni di vita. Ma quale tipo di cioccolata preferire? Al latte, alle nocciole o fondente?

Sono davvero tante le varietà di uova proposte in commercio e prima di acquistarle sarebbe opportuno approfondire insieme le proprietà del cioccolato in modo da poter scegliere per la nostra salute e per il fortunato destinatario del cioccolato che stiamo acquistando.
Confrontando la composizione nutrizionale dei vari tipi di cioccolata, ovvero fondente, a latte e  bianca, non ci sono dubbi: meglio il cioccolato fondente. Prima di tutto a vincere sono le calorie: 100 g di cioccolato fondente ci danno 490 kcal contro le 550 del bianco e al latte. A parità di peso, il fondente contiene più magnesio, l'amico invisibile della nostra salute contro lo stress psicofisico e poi c'è il potassio, minerale utile nella trasmissione dell'impulso nervoso e nel meccanismo di contrazione muscolare. Il cioccolato fondente contiene anche più fosforo e più vitamina B1, ma non contiene la vitamina A che invece è molto abbondante nel cioccolato bianco e apporta meno calcio, proteine e grassi degli altri tipi di cioccolato.
Un quadratino di fondente al giorno, preferibilmente al 90%, appaga la nostra voglia di dolce, ci rende più sazi e più attenti nella giornata e si suggerisce anche un'assunzione quotidiana in piccole quantità. Come studi recenti hanno confermato, il consumo del fondente migliora la performance sportiva, la capacità cognitiva, il sonno, l'umore e la pressione.

Per tutti questi motivi preferiamo il cioccolato fondente anche per le uova pasquali, perché anche se festa, la salute non va in vacanza!


A cosa serve un diario alimentare

Quando chiedo a un paziente di tenere un diario alimentare per una o più settimane, spesso mi confronto con la tipica espressione di chi si sente in colpa: “starò forse sbagliando”?

Eppure il diario alimentare è semplicemente un registro di tutto ciò che mangiamo in una giornata, un modo per conteggiare eventuali errori o per risalire al fastidio che avvertiamo quando assumiamo un particolare alimento. È lo strumento più utile per conoscere le abitudini alimentari di un paziente, per scoprire quanto si riesce a seguire una dieta prescritta evitando gli extra, è anche il modo più diretto per capire se un problema intestinale è causato da un cibo in particolare. Nei pazienti con un disturbo alimentare diventa un’agenda che aiuta a scoprire la gravità del disturbo e la modalità con cui intervenire. Ci sono poi alcune persone che pur seguendo scrupolosamente la dieta non riescono a perdere peso, ma la valutazione del suo diario alimentare permetterà di capire come migliorare il suo piano alimentare suggerendo altre strade che coinvolgono altre figure sanitarie.

Pertanto la compilazione di un diario alimentare può avere molteplici risvolti, dalla scoperta della causa di un fastidio alla cura di un problema non solo alimentare. Se anche tu soffri di un disturbo che potrebbe essere dato da un alimento in particolare, annota tutto ciò che mangi nel foglio sottostante. Fallo per almeno due settimane e consulta un medico per saperne di più.

Scarica gratuitamente il diario alimentare che ho preparato per te!

Il ruolo del biologo nutrizionista
nella tutela della salute

Educazione alimentare, informazione e ricerca dell'equilibrio cibo-psiche

Mangiare bene è il primo investimento sulla salute della persona: questa non è una semplice supposizione, ma una considerazione che ho fatto mia e dei miei pazienti. La scelta dei cibi giusti può scagionare mali futuri, soprattutto se la decisione di modificare la propria alimentazione non è un semplice cambiamento temporaneo ma una radicale metamorfosi verso uno stile di vita sano. Cioè: l’educazione alimentare è permanente, non esiste una dieta che vi farà perdere peso e mai più recuperare i chili persi, se il nuovo stile alimentare non verrà perseguito definitivamente.

 

Tuttavia il mio compito non è soltanto quello di indirizzare il paziente a mangiare in modo sano ed equilibrato, ma anche informarlo e formarlo affinché si documenti in modo giusto, senza cedere alle false notizie e bufale dei social network. L’informazione è la prima forma di educazione e quando un paziente si rivolge a un professionista, insieme al piano alimentare e ai suggerimenti sulle ricette e le modalità con cui cucinare i cibi, deve anche ricevere documenti che lo sensibilizzino al tema.

Non esiste educazione alimentare senza informazione!

 

Un altro aspetto che mi preme sottolineare è l’indivisibile rapporto cibo- psiche. Non si può parlare alla persona e suggerirgli un modo di mangiare sano, senza conoscere il suo rapporto con il cibo. Come più volte detto, parliamo del più grande contenitore di emozioni: la tristezza e la gioia trovano il loro “sfogo” proprio nell’alimentazione. Il percorso di rieducazione prevede anche questo: rivedere quel connubio cibo- psiche che è alla base di un comportamento alimentare sbagliato. Ciò vuol dire che non si può fare da soli e che il compito del nutrizionista è anche quello di pensare al benessere totale della persona a 360 gradi, senza escludere altre figure professionali.

La tentazione di mangiare ciò che non dobbiamo:
il richiamo della credenza

Il cibò è e rimane un grande contenitore di affetti

Il pranzo o la cena sono appena terminati, ma il nostro appetito non vuole saperne di andare a riposo e mentre la nostra fame si è invece placata, la voglia di stuzzicare qualcosa, assaporare un cioccolatino, mordere un bel panino, non vuole andare via!
Io l'ho ribattezzato il richiamo della credenza: è quel desiderio smisurato di continuare all'infinito il nostro lauto pasto, mentre i nostri sensi di colpa ci dicono che stiamo sbagliando.
Questo importante aspetto del nostro stile di vita, ovvero la voracità con cui ci accostiamo al cibo, non fa parte della fame ma è una delle tante sfaccettature dell'appetito. Qualcuno ne soffre dopo il pranzo e non può fare a meno di mordere un frutto, nonostante sia consapevole che proprio la frutta non va assunta dopo il pasto, poiché induce fermentazione e rallenta il processo digestivo. C'è chi, al contrario, ne soffre al pomeriggio e dopo cena, i momenti in cui ci si butta sui dolci come i biscotti o il cioccolato.
Il richiamo della credenza è uno dei tanti aspetti della disoccupazione, del forzato tempo libero e delle pause infinite, una pessima conseguenza dei problemi del nostro secolo dell'attuale società. Combattere questo piccolo grande disturbo richiede un grande lavoro psicologico, una rinuncia forzata da parte della nostra volontà, che cerca in tutti i modi di colmare l'affetto mancante riversando nel cibo tutto ciò che non riesce a buttar fuori in altro modo.
Assecondare il richiamo della credenza significa assicurarsi di rifare l'errore ancora una volta: se infatti avremo ceduto al nostro istinto una volta, lo faremo ancora. Per combattere questo problema è bene affidarsi ad uno specialista, iniziare un percorso di educazione alimentare unitamente ad una terapia con un professionista, se necessario. Tutto questo ci aiuterà ad arrivare a fine giornata senza rimorsi né rimpianti, ma felici e soddisfatti di non aver ceduto al richiamo della credenza!

Salute per il cuore e la mente con la dieta mediterranea

La scienza conferma tutti i benefici del regime alimentare della nostra area geografica

Non si contano più ormai le ricerche sulla dieta mediterranea. Solo l'ultima settimana ha visto la pubblicazione e divulgazione di due studi sul regime alimentare che il fisiologo Ancel Keys, già nella seconda metà del dopoguerra, aveva elogiato per le sue proprietà preventive.

Poca carne, pesce, uova, latte e derivati, cereali integrali, frutta e verdura, olio extravergine d'oliva e vino rosso: questo è ciò che prevede la dieta mediterranea, con particolare attenzione alla varietà nella distribuzione dei cibi nell'arco della settimana. L'assunzione di olio extravergine d'oliva nella moderata quantità di 4 cucchiai al giorno migliora i livelli di colesterolo buono, come emerge da una ricerca dell'Hospital del Mar Medical Research Institute, a Barcellona, pubblicata sulla rivista Circulation. Un'altra indagine compiuta da Felice Jacka della Deakin University in Australia ha dimostrato che coloro che scelgono di seguire la dieta mediterranea sono in grado di contrastare la depressione, al punto da provocarne la completa guarigione. Questo vale soprattutto riducendo gli zuccheri semplici a favore di quelli complessi, ovvero scegliendo prodotti integrali con indice glicemico basso.

Ancora oggi nessun regime alimentare vanta così tante conferme dal mondo scientifico ed è per questo che bisogna conoscerlo e sposarlo. La prevenzione comincia dalla tavola, una vita lunga si ottiene perseguendo lo stile mediterraneo.


Bibliografia

Ansa Salute: La dieta Mediterranea ha effetti anti depressivi

Ansa Salute: Dieta mediterranea con 4 cucchiai olio oliva toccasana cuore

Alimentazione emotiva


Dovremmo imparare a leggere i sintomi nascosti nel nostro comportamento che segnalano quanto la psiche detti la nostra alimentazione

 

Si mangia per gusto, per condivisione, si mangia per rispetto della convivialità, per condividere una lieta notizia o comunicare un evento non felice.

Il cibo è il contenitore delle nostre emozioni ed è per questo motivo che spesso diventa anche il riflesso del rapporto con noi stessi.

 

Siamo tristi e afflitti per qualcosa che ci logora?

Alimentarsi in modo compulsivo e nervoso, senza riuscire a opporci al richiamo della credenza, diventa un modo per sfogare la propria angoscia e sentirsi apparentemente più compresi.

Il senso di pienezza e di sazietà che il gusto di mangiare è in grado di infonderci spesso sembra non avere termini di paragone. Il nostro senso del vuoto trova la sua completezza in quell'alimento che fino ad ora non avevamo assunto.

 

I comportamenti compulsivi legati ad uno stile alimentare sbagliato riflettono la nostra insicurezza, il nostro bisogno di essere appagati da qualcosa, la nostra inquietudine.

Ingurgitare un pacco di patatine in pochi minuti o svuotare una confezione di biscotti al giorno sono segnali da non sottovalutare. Non si tratta semplicemente di incapacità di controllare il proprio istinto e non possiamo dare la colpa alla nostra natura biologica.

Dovremmo imparare a vedere il gesto di alimentarsi come un bisogno fisiologico e come una necessità non puramente affettiva.

 

Cedere al richiamo della credenza una volta significa crearsi una scusa per una seconda o terza volta.

Dovremmo imparare ad ascoltarci di più e a riconoscere che le abbuffate generano soltanto ulteriori sensi di colpa.

Ascoltarsi è un atto molto complesso e richiede amore verso se stessi. Imparare a mangiare bene e perseguire sane abitudini alimentari è un gesto che riflette un profondo rispetto per il proprio corpo e la propria salute.

C'è solo un modo per ricominciare ad amarsi ed è iniziare da subito.